-------------------------------- "verità" scomode  -----------------------------------

 

 

Qualche parola per presentarmi e per descrivere come è nata la passione (forse a volte eccessiva) per la riproduzione della musica. Per l'anagrafe sono del 64, comprai la mia prima rivista (Suono) nel 76 (all'età di 12 anni!) da cui iniziò a macinare il "tarlo". Due anni dopo mio padre fu costretto dallo stress che gli causavo, ad acquistare il mio primo impiantino. Si trattava di un coordinato Pioneer , giradischi + integrato+ casse del valore complessivo di circa 350.000 lire. Tutto finito sperava mio padre, macché già l'anno successivo avevo iniziato "l'erosione" alla pazienza di mia madre per sostituire i diffusori con i gloriosi B&W DM6 di cui mi ero innamorato dopo un confronto in negozio con le Allison one e le AR 10 p greco. Riuscii ad arrivare al mio scopo con una spesa all'epoca rilevante (soprattutto per un ragazzino di 15 anni ) di £ 1.000.000. Mi ricordo che l'acquisto fu molto ponderato : nel 79 uscirono infatti la prima serie di 801 acclamatissime dalle riviste ed io "costrinsi" mia madre a sorbirsi il viaggio in treno Ravenna-Milano per accompagnarmi al SIM (non esisteva ancora il top audio) ad ascoltare le 801 a confronto con il DM6. Il viaggio fu proficuo : le DM6 mi piacevano le 801 no! Dopo l'acquisto del DM6 (che solo molto in seguito ho sostituito con le ESL63) i cambi nell'impianto si sono succeduti proporzionalmente al crescere dell'età (e della indipendenza economica). Nel contempo avevo costruito un finalino da 10watt con uno schema preso da una rivista e senza alcuna pretesa. Con mia enorme sorpresa questo scatolotto suonava decisamente meglio del finale SAE 2400L che avevo all'epoca. Provando a costruirne un secondo esemplare il risultato non fu più lo stesso: qualche variabile aveva influito in maniera tale che lo stesso schema suonava in modo decisamente diverso. Finito gli studi (di elettronica) decisi di addentrarmi nel progetto ambizioso di un finale : alto slew rate, basso fattore di retroazione, classe A, forte capacità di erogazione in corrente. Nacque così la prima versione dei mono da 100 Watt ma rispetto al finalino da 10watt qui la sorpresa fu contraria : a fronte di misure strumentali ottime e pretese ben più ambiziose mi trovai di fronte ad un risultato all'ascolto pessimo! Dopo più di un anno di lavoro intenso la cosa non mi rese certo felice, ma mi fece capire una cosa fondamentale : la verità non stava in talune teorie vendute come sacre, c'era qualcosa di altro, forse di non ancora conosciuto ma che causava certamente un degrado enorme all'ascolto. Nacque allora la mia personale ricerca sui "perché". Correva l'anno 1984.

 

Una ricerca, per essere tale, deve basarsi su metodo scientifico: si osserva il dato di fatto, si crea un ipotesi di lavoro, si verifica in pratica e se si riscontra come giusta nasce una teoria che risulta valida finché non viene invalidata da una successiva ipotesi-verifica. Non poco tempo mi è servito prima di capire dove si generasse e come interagisse con l'ascolto questo particolare problema e non nascondo di aver avuto momenti di depressione quando dinanzi ad una enorme mole di lavoro non riuscivo a "togliere un ragno da un buco", tuttavia alla fine sono riuscito ad elaborare una teoria sistematica di intervento per risolvere un particolare quanto anticonvenzionale problema.

Riprenderemo questo argomento nel paragrafo a seguire che si occupa delle amplificazioni, vediamo però prima di affrontare alcune "verità" scomode spesso in contrasto con altre "verità" date per scontate dall'alta fedeltà "bene".

Personalmente sono dell'opinione che occorra affrontare senza timori reverenziali gli aspetti stridenti insiti in molte di queste "verità". Non c'è nulla di peggio che basare un progetto su fondamenta errate in quanto considerate "non in discussione". La principale qualità che dovrebbe avere un buon ricercatore, a mio modo di vedere, è quella di mettere sempre in dubbio le proprie scelte e gli obiettivi raggiunti per riverificare entrambi più volte in tempi successivi.

 

Sospensione pneumatica o bass-reflex?

Da qualche tempo sono sempre maggiori gli appassionati alla ricerca di diffusori quali Rogers LS3/5a 15ohm, Dahlquist Dq10, Grundig (grazie a questo sito,  primo al mondo a citarne le eccelse qualità), il cui progetto parte da una comune radice: la sospensione pneumatica. Tutti questi diffusori infatti hanno il woofer che lavora in cassa chiusa. Quanto influisce questa scelta sul risultato finale e come mai col tempo si è abbandonata questa soluzione? Se ipotizziamo di voler ottenere un diffusore a gamma intera, cioè con un estensione in gamma bassa con i 40Hz a -3dB, a parità di estensione in frequenza una cassa chiusa necessita di un woofer di dimensioni doppie che lavora in un volume mediamente doppio rispetto ad un reflex. Un tale woofer non si presta alla costruzione di un 2 vie ma costringe all'impiego di un midrange e quindi almeno alla costruzione di un 3 vie. La possibilità di ottenere un diffusore a gamma intera in ridotte dimensioni ed utilizzando solo 2 altoparlanti è stata una molla sufficiente per soppiantare la sospensione pneumatica in favore del bass-reflex. Qualunque cassa risonante funziona da invertitore di fase nell'area di risposta in cui tale risonanza viene ad avere effetto, se però saliamo a frequenze sicuramente al di fuori da tale area non si ha più l'effetto molla del risuonatore di Helmotz ed il diffusore assume connotazioni che lo rendono simile ad una cassa chiusa (cosa rilevabile sia dalla risposta in frequenza che dall'escursione del cono a tali frequenze) con una differenza: le riflessioni sulle pareti interne che in una sospensione pneumatica rimangono confinate all'interno della cassa (oltre che attenuate da cospicue quantità di assorbente acustico) in un reflex trovano la porta aperta per accedere all'esterno con rotazioni di fase che dipendono ovviamente dalla lunghezza d'onda del segnale riprodotto. Ciò causa una inevitabile sporcizia in gamma media.

Se non vi piacciono i diffusori attualmente in produzione una buona parte di responsabilità è dovuto a questo fondamento di moda chiamato bass-reflex.

 

Monovia, due vie o multivia?

Veniamo ora ad alcune considerazioni sull'opportunità di utilizzare l'uno o l'altro di questi sistemi analizzandone pro e contro.

Monovia: ideale dal punto di vista elettrico in quanto non utilizza crossover, comporta problemi insormontabili sotto l'aspetto meccano-acustico, infatti se si cerca di avere un equipaggio mobile molto leggero, si estenderà la risposta in alto ma la si limiterà in basso enormemente (viceversa appesantendo il cono) infatti la risonanza in aria dell'altoparlante è data dalla relazione  fs=1/(2π √CM) dove C è la cedevolezza dell'equipaggio mobile e M è la massa. Se a ciò si aggiunge che per evitare i problemi descritti precedentemente è necessario eliminare l'onda posteriore mettendo in cassa chiusa l'altoparlante e alzando quindi ulteriormente la frequenza di risonanza, otterremo un risultato finale enormemente limitato in gamma bassa.

Due vie: merita una distinzione dal multivie: ha di positivo il fatto di rappresentare un ottimo compromesso tra estensione in frequenza e limitata interferenza tra altoparlanti, se si vuole mantenere il caricamento in sospensione pneumatica e una buona gamma media non si può estendere più di tanto la risposta in basso.

Due vie a sorgente simmetrica: ovvero la classica disposizione in D'appolito (M-T-M midwoofer-tweeter-midwoofer), è l'unica configurazione (oltre agli altoparlanti in doppio concentrico tipo Tannoy e simili) che permette di ricreare l'immagine del monovia, ovvero l'immagine più fedele possibile all'evento registrato, ma comporta alcuni problemi non di facile soluzione soprattutto se ci si pone l'obiettivo di ottenere al contempo una gamma media di alto livello e una adeguata estensione in basso.

Multivia: ideale come estensione della risposta in frequenza, ha il suo limite principale nell'interferenza tra gli altoparlanti alle frequenze di crossover e nella ricostruzione di un'immagine che è in parte propria, ovvero determinata della disposizione degli altoparlanti. E' tuttavia la soluzione che può comportare i migliori risultati timbrici quando sapientemente messa in campo.

 

Diffusori identici o speculari?

Mi riferisco ovviamente a tutti i sistemi dove gli altoparlanti per esigenze di progetto sono montati non in asse ma affiancati ponendo il problema se fare i due diffusori in modo speculare (cioè avere una cassa sx e una dx). Personalmente ho avuto diverse occasioni per verificare come di fatto in questi casi la miglior soluzione sia quella di avere due diffusori identici (cioè non speculari), ve ne cito a seguito tre esempi:

1) Confronto diretto tra Dahlquist DQ10 seconda serie e DQ10 improved (terza serie): stesso identico crossover ed altoparlanti, unica variante la specularità della disposizione degli altoparlanti (sx e dx) delle improved.

2) Confronto diretto tra Grundig box 850a e una versione della stessa con mobile rifatto (mantenendo stessi altoparlanti e crossover) per avere la specularità del montaggio di mr e tw.

3) Installazione di un paio di Magneplanar MG II in cui il confronto era fatto ruotando fronte-retro un diffusore per ovviare alla specularità dell'istallazione normale.

In tutte queste circostanze la versione speculare presentava un suono più spento con un'immagine più compressa ed un timbro strumentale decisamente più povero di armoniche (che determina un certo indurimento del suono rispetto alla versione con diffusori identici per i due canali). Le basi stesse della stereofonia previste da Alan Dower Blumlein prevedevano due diffusori acustici IDENTICI, la percezione uditiva è in grado di accorgersi dell'errore nel caso non lo siano. La specularità (quando non accompagnata da simmetria verticale) viene sempre interpretata dal sistema uditivo come una forma di distorsione dell'immagine stereofonica.

 

Amplificazioni: valvole o stato solido?

Consiglio di leggere questo paragrafo con particolare attenzione, cercando di lasciare da parte le varie pregiudiziali che inevitabilmente derivano dalle proprie convinzioni/esperienze.

Da cosa dipende il suono di un amplificatore? Troverete fior di tecnici che vi diranno (tutti con valide spiegazioni tecniche al seguito) come sia fondamentale lo zero feedback, altri come sia fondamentale un uso intensivo del feedback, altri ancora vi diranno che è essenziale la valvola (magari un monotriodo o un bell'OTL), altri ancora i mosfet, altri la classe A, etc etc, ma il punto cruciale è: se chi vi racconta la sua "verità" ha ragione e cioè la sua teoria è vera ed in grado effettivamente di risolvere i problemi che riscontriamo normalmente all'ascolto, costui deve e ripeto DEVE essere in grado di costruire modelli di amplificazione diversi  e con differenti potenze che suonano tra loro pressoché indistinguibili in quanto non dotati di caratteristiche proprie e di conseguenza con una libertà armonica nettamente migliore degli altri. Vi è mai capitato di riscontrare qualcosa del genere in un qualsivoglia marchio commerciale, indipendentemente dai costi? Se siete onesti con voi stessi la risposta è no. Nell'ambito dello stesso marchio ci si trova sempre di fronte a suoni talvolta molto diversi o per paradosso se ci sono similitudini è solo a fronte di suoni compressi (cioè privati di contenuto armonico ed ambienza). Vi sono sporadici (e rarissimi) casi in cui si riscontrano in un modello (ed uno solo) di marca X certe caratteristiche di musicalità che però non vengono replicate in altri modelli della stessa marca (o di serie successive) magari a costo di sforzi progettuali ben maggiori. Alcuni casi lampanti del passato sono ad esempio il Classè DR3B (o il VHC) o in misura minore il Pioneer M22: nessun altro ampli di tali marchi ha mai più suonato come questi due modelli. Quindi la domanda che giunge spontanea è: quanta parte ha avuto la pura casualità nell'ottenimento di questi suoni? Questa è la prova che normalmente la sonorità di un apparecchio è frutto, in gran parte, di casualità. E di prove come queste se ne possono riscontrare molte. Personalmente ho avuto modo di ascoltare buoni valvolari e pessimi valvolari così come buoni transistor (anche se più raramente) e pessimi transistor ma ciò che rimane veramente raro è ascoltare un apparecchio che sia eccellente e non solo buono, qualcosa che riesca a riportare attraverso i diffusori uno spazio sviluppato in tridimensionalità ove gli strumenti mantengano la loro peculiarità timbrica. Ciò perché per costruire qualcosa che risalti effettivamente dal mare dell'ordinario non serve improvvisare la costruzione di questo o quel circuito utilizzando tutti i migliori materiali e sovradimensionando tutto, come si sta facendo oggi a prezzi da capogiro e con risultati sempre più deleteri per la musica, ma serve esclusivamente una cosa: capire i perché. Vi immaginate un progettista di F1 che non fosse a conoscenza delle regole aerodinamiche cosa progetterebbe? Occorre quindi capire le reali motivazioni che causano queste notevoli differenze all'ascolto. Serve di conseguenza un elemento che attualmente ben pochi marchi possono permettersi: il tempo per effettuare una ricerca specifica che a sua volta corrisponde al denaro, molto denaro per finanziare un lavoro di ricerca che può portar via anni. Per una ricerca del genere occorrerebbe quanto meno un'industria multinazionale (sto pensando alle dimensioni di Philips o Sony) ma nessuno di questi marchi si sognerebbe di investire forti capitali per accontentare quattro gatti sparuti come sono gli attuali appassionati di hi-end, sarebbe un investimento sicuramente fallimentare. Si sarebbe potuto fare all'epoca del boom dell'hi-fi, sto parlando degli anni 70, dove un eventuale grosso investimento avrebbe portato ad un quantomeno probabile ritorno economico, ma...e se ci fosse effettivamente stato? Se qualcuno di questi grossi marchi avesse portato avanti una grossa mole di ricerca del tutto in sordina e l'ottusità di certa stampa specializzata non se ne fosse accorta affatto magari snobbando i prodotti del marchio in questione?

E' dura da digerire ma questo marchio c'è stato...si chiamava Grundig!

Non cercate i prodotti attualmente in commercio, la vera Grundig è fallita negli anni 86-87, ma prima di questa data ad iniziare dagli anni 74-75 i prodotti fabbricati si sono avvalsi di una ricerca specifica che ha dato una risposta più che concreta alla suddetta domanda. So bene che la maggior parte di voi storcerà il naso di fronte ad un marchio famoso per le tv e per le radio e non certo per l'hifi ma l'equipe di ingegneri della casa tedesca la sapeva lunga a tal riguardo, molto molto di più di quanto sarebbe lecito attendersi e a ciò era abbinato un orientamento del marchio volto alla qualità anche del minimo particolare prodotto (e sostenibile come costi di produzione solo a fronte di enormi quantitativi prodotti, cosa possibile solo negli anni del boom dell'hifi). La prova di questa asserzione la ottenete proprio dal riscontro della pressoché identità del suono al cambiare dei modelli nell'ambito di quel particolare decennio. Differenze lievissime (talvolta dovute alle differenti condizioni a 40 anni di distanza) ma sempre con un suono nettamente distinto e distinguibile rispetto all'ordinarietà in termini di spazio e sonorità.

 

L'alternativa alla grossa industria per effettuare questa ricerca è di chi non deve essere pagato per il tempo che impiega sul lavoro: il costruttore artigianale (diverso dall'autocostruttore che di fatto copia schemi e/o apparecchi già esistenti). Cosa intendo come costruttore artigianale? Semplice, un appassionato dotato di una conoscenza approfondita dei fenomeni elettrici ed elettronici disposto ad impiegare tutto il tempo necessario per capire i perché. Qui il pericolo è solo quello di ritenersi auto-appagati magari non vedendo che il traguardo è ancora lontano per cui occorre sempre essere il più possibile oggettivi all'ascolto (quindi distaccati dalla propria creatura), in quanto unica occasione di verifica per fare passi avanti. Colui che conosce da cosa dipende effettivamente il suono di un amplificatore è in grado di far suonare allo stesso modo un finale a valvole ed un finale a transistor e ad un livello decisamente superiore a ciò che ci è dato di ascoltare comunemente e a quel punto non serve utilizzare le valvole con i loro inconvenienti (riscaldamento, usura, microfonicità, trasformatori di uscita, ecc) ma potremo avere un amplificatore a transistor che non assomiglia ne' ad un valvolare ne' ad un transistor ma che ci farà sognare! Purtroppo il progetto di un prodotto audio valido non si improvvisa, può portare via anni di lavoro di ricerca e solo se tale lavoro e svolto con passione, serietà e senza la fretta di arrivare, alla fine arrivano i risultati. Il lavoro di ricerca che iniziai nel 1984 subì un ulteriore evoluzione nonché una conferma in seguito alla conoscenza di questi prodotti Grundig (che conobbi nel 1990) sui quali notai una tipologia di intervento atta a risolvere lo stesso problema su cui stavo a mia volta lavorando.  Qui i miei progetti.

 

Personalmente ho riscontrato due sole cause prioritarie che hanno pesante influenza sul suono di un amplificazione:

1) la risposta in frequenza:  a volte anche variazioni di pochi decimi di dB sono udibili in sistemi dotati di buona trasparenza armonica e in amplificatori dotati di impedenza di uscita non bassissima ci si trova spesso su carico reale (diffusore acustico) con risposte in frequenza molto irregolari che seguono l'andamento della curva di impedenza del diffusore utilizzato.

2) Il problema che nel 1994 battezzai CCI (Circuit Chassis Interface) e che viene a determinare la sonorità ovvero la naturalezza di un'elettronica. Quest'ultimo aspetto è grandemente sensibile a più fattori (infatti il difficile è semmai trovare varianti su cui NON si presentino differenze sul suono). Differenze di suono le potete riscontrare a fronte di cambiamenti di cavi, di fusibili (vedi la prova fusibili svolta con Marco Amboldi) e di componentistica in genere ma l'aspetto più influente tra questi è quello telaistico/vibrazionale. Totalmente insensibile il mio orecchio si è invece dimostrato a fronte di distorsioni armoniche anche del 2-3% come quelle evidenziate su carico reale dai due classe D in prova qui. Nel lontano 2003 su un forum nazional-popolare (vhf) invitai ad una prova, fattibile da parte di chiunque, per rendersi conto dell'esistenza di tale non convenzionale problema legato ai telai: togliere dalle elettroniche (lettore cd, pre, finali) il coperchio superiore (solo per prova ovviamente poi occorre rimetterlo per ragioni di sicurezza), riponendolo non a contatto di superfici rigide ma (ad es.) appoggiato su un tappeto o su un divano. Chi vuole replicarla avrà modo di notare un considerevole cambiamento del suono che migliorerà nettamente in termini di ariosità e libertà armonica mettendo maggiormente in evidenza pregi e difetti della vs. catena. Il togliere il coperchio dal punto di vista della libertà armonica è in generale sempre un miglioramento in tutti gli apparecchi non CCI mentre diventa un peggioramento solo ed esclusivamente su apparecchi che sono telaisticamente ottimizzati e ottengono per questo prestazioni ben al di la di quelle ottenibili da un non ottimizzato scoperchiato. Per evitare fraintendimenti il confronto occorre farlo tra coperchio ben avvitato (e non solo appoggiato) e coperchio tolto. Mettendo questo aspetto in rapporto ai suddetti due esempi di ampli (DR3 e M22) i conti iniziano a tornare: entrambi hanno un telaio particolare che casualmente (in questo caso appunto senza consapevolezza alcuna ma solo come conseguenza al dover risolvere i problemi di dissipazione relativi alla classe A) risolve parzialmente taluni problemi legati al CCI rendendo armonico ed enormemente diverso dagli altri ampli degli stessi marchi, il suono di questi due apparecchi. Non sono gli unici casi di ampli parzialmente CCI, altri ne conosco (citati qui) così come sicuramente altri ce ne saranno tra quelli che non conosco, non è possibile però arrivare casualmente ad avere un ampli full CCI. Per chi pensasse che un must sia rappresentato dal funzionamento in classe A consiglio di ascoltare altri classe A (Krell, AM audio etc) per rendersi prontamente conto di quanto il suono sia agli antipodi dai due suddetti. Nel marzo 2005 dopo circa un anno e mezzo dal mio post sul suddetto forum, in un articolo apparso su un altro sito audio si affermò che il coperchio ha influenza sul jitter evidenziando le misure del caso. Quando accennai alla suddetta prova coperchio nel 2003 (conoscendo tale problema dal 1984) immaginavo vi fossero costruttori e tecnici che si sarebbero interessati al caso (i primi molto più underground dei secondi) come immaginavo vi sarebbero state interpretazioni tra le più svariate. L'articolo suddetto mette correttamente in luce un aspetto tecnico sul quale il coperchio ha influenza ma di jitter si può parlare solo sui lettori cd mentre la differenza la si ascolta analogamente anche sugli ampli (così come su qualunque elettronica) evidenziando quindi che il problema non ha nulla a che vedere con il jitter ma con spurie ad alta frequenza di ben altra natura. Fate caso ora a quanti importatori/costruttori fanno ascoltare i propri apparecchi "casualmente" senza coperchio nelle fiere...

Vedi anche CCI faq

 

CD: quale convertitore?

Ricordate quando Ivor Tiefenbrun della Linn obiettava che i giradischi analogici suonassero tutti uguali per il fatto che non erano direttamente attraversati dal segnale? E' stato (quantomeno per il grande pubblico) un precursore nello scardinare alcune certezze che imperavano fino a qualche tempo prima. Ora non fa notizia che un giradischi suoni diversamente da un altro, stessa cosa accadde alla presentazione del compact disc. Le riviste in coro: "finalmente una sorgente che suonerà sempre allo stesso modo". Ben presto anche questa certezza fu demolita creandone un'altra egualmente falsa e cioè attribuendo le differenze di suono ai convertitori e/o alla meccanica del laser. Anche amplificazioni diverse ma egualmente lineari presentano notevoli (ed analoghe) differenze all'ascolto pur senza possedere un convertitore o una meccanica laser. Non insegna nulla questo? Immaginate per un attimo cosa succederebbe se venisse dimostrato il contrario (cosa tutt'altro che difficile da fare) ovvero che nessuna differenza udibile dipenda dall'unità di conversione utilizzata: il mercato dei lettori cd sarebbe alla paralisi. Già all'epoca della presentazione del cd960 Philips utilizzando il quadruplo oversampling accoppiato con un convertitore a 16 bit fu matematicamente dimostrato che venivano sfruttati i massimi vantaggi ottenibili dallo standard CD.

Purtroppo le differenze tra lettori diversi sono sempre presenti ma del tutto indipendentemente dall'unità di conversione utilizzata semplicemente per la stessa identica ragione per cui non troverete mai due preamplificatori o due finali che suonano uguali. A ulteriore dimostrazione di questo, trovate molti lettori utilizzanti il medesimo convertitore che suonano in modo molto diverso l'uno dall'altro pur presentando anche analogo filtraggio analogico ovvero analoga risposta in frequenza. Il problema che affligge il suono è di natura ben diversa e con l'unità di conversione non c'entra NULLA. Il differente interfacciamento telaistico determina sempre un suono diverso e questo pur usando il medesimo convertitore e la medesima meccanica. Chi ha ascoltato uno dei lettori da 20-30 euro su cui implemento il CCI a scopo dimostrativo, a confronto dello stesso modello di serie o a confronto del suo lettore cd ne sa qualcosa.

 

Giradischi analogici

Il feticismo trova la sua massima espressione nell'oggetto "giradischi esoterico", un oggetto su cui ormai molti artigiani/tornitori amano cimentarsi con creature sempre più imponenti e mastodontiche. Tutto ciò col suono non c'entra nulla ma l'alta fedeltà esoterica non si vende per la bontà sonora quanto per la capacità estrema di colpire l'occhio che come sappiamo vuole sempre la sua parte, in questo caso una parte esclusiva. Un equivoco di base nella progettazione dei giradischi è quello di ritenere il feedback acustico come principale responsabile del suono del giradischi stesso, cosa assolutamente falsa e che non trova alcun (neppur minimo) riscontro all'ascolto. Qualunque sospensione è infatti in grado di assicurare sufficiente isolamento alle sollecitazioni provenienti dalla superficie di appoggio almeno alle frequenze medie e medioalte mentre rimane in essere per qualunque giradischi il feedback diretto sul braccio e cioè dovuto all'onda d'urto sonora che colpisce direttamente il sistema braccio/testina che è sempre presente e normalmente ben maggiore (a tutte le frequenze) di quello che rientra dalle sospensioni. Un conto è il feedback quindi (a cui il giradischi deve essere adeguatamente insensibile) ben altro conto è il suono del giradischi che invece viene ad essere deturpato proprio da alcune esagerazioni esoteriche. La principale è l'assenza ormai generalizzata del tappetino in gomma che sarebbe, se adeguatamente sagomato (cosa molto importante), un elemento fondamentale per smorzare le microvibrazioni che il vinile ha quando si trova in contatto con un piatto in materiale plastico o metallico rigido (come oggi va di gran moda). Produrre un tappetino in gomma industrialmente per bassi quantitativi non è alla portata di un tornitore ed ha un costo ben maggiore di quello che serve per tornire un pezzo di pvc. Anche sui giradischi ha importanza fondamentale il telaio ma sempre nell'ottica della sua influenza "extra feedback". L'alta fedeltà odierna non si basa su quanto è meglio per l'ascolto ma su quanto si riesce a far credere sia meglio accontentando gli occhi a fronte di costi assurdi e assurdamente immotivati. Meditate gente e soprattutto cercate di ascoltare senza pregiudizi, le vostre orecchie vi ringrazieranno.

 

L'alta efficienza

Tutto parte da una considerazione vera a cui (purtroppo) se ne associano altre palesemente false. Ciò che risulta evidente a chiunque abbia le orecchie è che il suono di un ampli mediamente è migliore, ovvero più aggraziato ed armonico, quanto minore è la potenza massima erogabile da tale ampli. Questo accade in quanto il "problema" a cui si deve l'impoverimento armonico peggiora proporzionalmente con la potenza. A questo punto qualcuno ha ben pensato di associare apparecchi da 1-2 watt a sistemi a tromba dall'efficienza mostruosa ottenendo risultati talvolta orribili dal punto di vista delle colorazioni presenti ma comunque con tanta "scena" (non acustica ma visiva). Già la scelta del monodispositivo attivo (monotriodo) è di per se errata in quanto pur essendo un dispositivo che consente ridotte potenze erogabili ha anche l'inconveniente di avere un guadagno open loop ridotto (quindi impossibilità di applicare una adeguata retroazione) ed una elevata impedenza di uscita che causa l'effetto "montagne russe" alla misura di risposta in frequenza su carico reale. Sarebbe servito per ottenere linearità di risposta un ampli multidispositivo (a valvole o a transistor poco importa a queste potenze) ma ciò si sarebbe comunque scontrato con le non linearità intrinseche (e NON risolvibili) dei sistemi ad alta efficienza. Insomma anche in questo caso "in medio stat virtus".

 

Il trasformatore toroidale

Oggetto di culto e ritenuto un "must" per la costruzione di apparecchi ad alta fedeltà, è invece uno dei responsabili maggiori a livello di componentistica impiegata (e quindi a parità di presenza/assenza di implementazione CCI) del comportamento sonoro secco e impulsivo. Quando penso che il gestore di un sito polacco modifica un ampli Grundig CCI sostituendone il trasformatore con uno toroidale traggo la misura di quanto il condizionamento tecnico renda ottuso l'ascolto. Il nucleo in ferrite di tali trasformatori causa infatti una migliore induzione da secondario a primario delle spurie AF causate dallo "squadramento" classico dell'onda presente sul secondario a causa della corrente di carica dei condensatori tramite ponte di diodi, molto di più di quanto avvenga con trasformatori impieganti lamierino con cristalli non orientati. Questo si risolve solo in minima parte schermando il trasformatore in quanto tali spurie vengono appunto trasmesse maggiormente sul primario del trasformatore interessando quindi l'intera rete elettrica di casa che viene a comportarsi come una vera e propria antenna.  Tengo a precisare che quanto affermato è normalmente misurabile eppure sembra che delle spurie AF continui a non importare ai costruttori di hifi o credano si possano risolvere con qualche filtraggio ad hoc, ma purtroppo così non è.

 

Cavi

Cioè come causare cambiamenti talvolta enormi al suono dell'impianto senza cambiare apparecchi. Vanno molto di moda quelli pitonati grossi ormai svariati cm, magari derivati furbescamente dai cavi elettrici industriali ma sapientemente pubblicizzati ed esotericamente vestiti con connettori e guaine che donano ad alcuni un aspetto invitante. Il cavo DEVE essere grosso e appariscente altrimenti non si vende! Del resto provate a pensare con quale convinzione vi mettereste a provare un cavo dall'aspetto dimesso, di piccolo diametro e senza quelle belle guaine e quei dorati e massicci connettori che donano ai cavi le attrattive di cui sappiamo. A priori lo mettereste da parte valutandolo inferiore senza neppure ascoltarlo ma anzi additando ad esso chissà quali nefandezze soniche. Del resto tutti (riviste, costruttori e rivenditori) hanno interesse a vendervi gli esocavi. Vediamo ora di affrontare le motivazioni che determinano il suono dei cavi partendo dalla condizione di base che non vi siano differenze evidentemente misurabili con una semplice misura di risposta in frequenza in banda audio su carico reale. Bene, conosciamo il principio che sta alla base dell'elettromagnetismo e a cui dobbiamo il funzionamento degli altoparlanti : un conduttore percorso da corrente e immerso in un campo magnetico è soggetto ad una forza di movimento. Non si pensa invece al fatto che guarda caso in un campo magnetico (certo di minor intensità di quello localizzato in un traferro di un altoparlante) ci siamo sempre immersi continuamente visto che è quello terrestre. Il cavo si muove quindi, ogni polo è soggetto a microspostamenti proporzionali alla corrente circolante ed essendo il verso di tali spostamenti opposto per i due poli (negativo e positivo) avremo una microvariazione della distanza tra i due conduttori , essendo ad ogni movimento corrispondente una generazione di corrente che tende ad opporsi alla causa che l'ha generata possiamo affermare che avremo una compressione dell'ampiezza dell'onda in transito. Per evitare caratteristiche proprie del cavo occorre quindi che i due poli siano ben fermi tra loro ed è quindi deleteria sia una guaina siliconica sia (peggio ancora) l'esoterica interposizione di materiali (ho visto utilizzare anche fili di lana!) che rendono totalmente liberi di vibrare i due conduttori tra loro. Avere una guaina in materiale non troppo cedevole aiuta ma non basta, occorre considerare anche che il cavo funge con la sua capacità e induttanza parassita da filtro naturale per le alte frequenze e qui senza entrare nel merito di quanto attinente al "problema", mi limito ad osservare che un filtraggio in alta frequenza causato da un'elevata capacità parassita è il benvenuto (senza esagerare in quanto sul cavo di potenza una elevata capacità parassita rischia di mandare in oscillazione il finale) mentre sarebbe opportuno mantenere bassa l'induttanza parassita. E' deprimente tuttavia accorgersi che una semplice rete di Zobel viene venduta e profumatamente pagata come "miracoloso" scatolotto in certi costosi cavi esoterici. Per avere una capacità parassita elevata è sufficiente avvicinare i due poli , quindi per quanto riguarda il cavo di segnale costruire un cavo schermato di ridotto diametro complessivo e nel cavo di potenza ridurre la distanza tra i due poli (risulterà pure esso più piccolo). Per quanto riguarda i soli cavi di potenza occorre sottolineare anche l'aspetto deleterio del fattore induttanza parassita , non trascurabile in questo caso essendo il carico costituito dal diffusore acustico normalmente di impedenza molto bassa (2-8 ohm) e tale induttanza  potrebbe essere facile causa di risposta in frequenza calante sulle alte (tanto più quanto è bassa l'impedenza del carico a queste frequenze). Per tale motivo oltre alla vicinanza dei due conduttori entra in gioco la sezione stessa del conduttore, ed essendo l'induttanza proporzionale alla distanza tra i centri dei due conduttori avremo un induttanza tanto minore quanto più è piccola la sezione del conduttore. Ovviamente occorre trovare un giusto compromesso tra l'esigenza di ridurre l'induttanza parassita e quella di non aumentare troppo la componente resistiva del cavo. Per quanto riguarda il cavo di potenza occorre quindi trovare un cavo con i due conduttori il più possibile vicini tra loro, con guaina non siliconica e con rame in fili sottilissimi avvolti a trefolo (che è esattamente come è fatto il cavo diffusori Grundig dell'epoca). Per i cavi di interconnessione è importante la schermatura ma ancor più importante è il tipo di guaina, che non deve comportare vibrazioni e il ridotto diametro (con conseguente maggiore capacità parassita). Analogamente al cavo di segnale sui cavi di rete 220Volt ci si trova di fronte ad una delle verità più scomode e difficili da digerire : il miglior cavo di rete 220 Volt che potete trovare è quello senza filo di terra usualmente in dotazione ai lettori cd/dvd consumer. Impossibile vi starete dicendo (soprattutto se avete speso migliaia di euro in cavi) ma è di gran lunga il cavo che permette la resa armonica più libera. Tali cavi di rete sono disponibili anche come componenti separati e sono terminati con spine plastificate che lato presa a muro non vanno toccate (la plastificazione della spina alla guaina del cavo è un grosso vantaggio) mentre lato apparecchio si trovano solo con spina a 8 per cui in caso abbiate prese VDE sui vs. apparecchi occorre montare semplicemente tale spina lato utilizzatore. Chiudo quindi il discorso con un consiglio: scollegate TUTTI i cavi eso che avete in casa sul vs. sistema e possibilmente dopo aver rimosso anche i coperchi dalle elettroniche, sostituiteli con i seguenti:

-Cavo di potenza: Norstone CL150 un cavo ofc da 2 x 1,5mmq dalle ottime qualità

-Cavo di segnale: GBC mod.CA-201 , cod.14.1505.00 (1,5mt) versione in blister (e non in sacchetto che proviene da altro fornitore e ha altre caratteristiche), è inoltre importante non sostituire gli originali connettori plastificati. Per altre lunghezze: cod.14.1505.05 (3mt), cod.14.1505.15 (5mt). Se non riuscite a trovarlo cercatene uno simile che abbia la caratteristica di avere una guaina al tatto rigida e cioè non siliconica e con connettori plastificati (e non rivestiti in gomma).

-Cavo di rete: cavo bipolare a 8, normalmente disponibile in qualunque negozio di componenti elettronici, va preferito un tipo con spine in plastica il meno flessibili possibile. Con due spiccioli e un po' di lavoro vedrete che poi mi ringrazierete. Su apparati CCI tali cavi non vanno assolutamente sostituiti con cavi esoterici pena immediato ed enorme peggioramento. Attenzione a non commettere l'errore di pensare che qualunque cavo economico possa andar bene: vi sono enormi differenze anche tra i cavi economici. Non ha senso spendere molti soldi nei cavi non perché non esista una differenza ma perché, nel 99,99% dei casi, per come sono costruiti tale differenza è peggiorativa rispetto ad alcuni cavi dall'aspetto dimesso, e pure di molto.

 

Conclusioni

"Il feticismo",  questo è il vero limite dell'alta fedeltà contro cui è difficile combattere in quanto rischia di essere una battaglia persa in partenza. In questa bella passione in modo maggiore che in altri settori si giudica PRINCIPALMENTE essendo falsati dall'apparenza dell'oggetto di culto. Una minima percentuale di persone (coloro che comprerebbero anche una scatola da scarpe se suonasse) cercano di verificare all'ascolto i fatti senza farsi abbindolare dalle apparenze e dal fascino del marchio ma talvolta si vergognano di dire a viva voce la loro opinione se è troppo fuori dai canoni per evitare di ricevere insulti e sfottò di vario genere dai benpensanti. Eppure un atteggiamento di preventivo scetticismo dovrebbe essere applicato anche e soprattutto all'alta fedeltà esoterica che dovrebbe di volta in volta dimostrarci il valore di ogni singolo apparecchio per cui ci viene chiesto di sborsare alcune (a volte molte) migliaia di euro. Direi anzi che se ci accostassimo intelligentemente all'alta fedeltà lo scetticismo dovrebbe essere direttamente proporzionale al costo dell'apparecchio : più un apparecchio costa più  deve dimostrare che vale i soldi spesi, invece cosa capita nella realtà ? L'esatto contrario. Più costa più si compra a scatola chiusa, sulla fiducia, facilissimo quindi vendere fumo in questo settore. L'unico consiglio che non smetterò mai di fornire a coloro che ascoltano con le orecchie (per coloro che ascoltano con gli occhi non serve alcun consiglio, c'è sempre ampia scelta) è: verificate verificate verificate TUTTO ciò che vi è possibile verificare senza cedere allo snobismo e/o alle promesse vendute a peso d'oro: i FATTI, solo quelli contano.

 

Dedicato ai consapevoli che le verità vanno conquistate (in qualunque settore) e non sono mai indolori. Non esiste verità se non si ha il coraggio di affrontarla e verificarla in prima persona.

                                                                                                                                                       Massimo Ambrosini

 

 

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