La mia passione

 

Qualche riga per presentarmi e per descrivere come è nata la passione (forse a volte eccessiva) per la riproduzione della musica. Per l'anagrafe sono del 64, comprai la mia prima rivista (Suono) nel 76 (all'età di 12 anni!) da cui iniziò a macinare il "tarlo". Due anni dopo mio padre fu costretto dallo stress che gli causavo, ad acquistare il mio primo impiantino. Si trattava di un coordinato Pioneer , giradischi + integrato+ casse del valore complessivo di circa 350.000 lire. Tutto finito sperava mio padre, macché già l'anno successivo avevo iniziato "l'erosione" alla pazienza di mia madre per sostituire i diffusori con i gloriosi B&W DM6 di cui mi ero innamorato dopo un confronto in negozio con le Allison one e le AR 10 p greco. Riuscii ad arrivare al mio scopo con una spesa all'epoca rilevante (soprattutto per un ragazzino di 15 anni ) di £ 1.000.000. Mi ricordo che l'acquisto fu molto ponderato : nel 79 uscirono infatti la prima serie di 801 acclamatissime dalle riviste ed io "costrinsi" mia madre a sorbirsi il viaggio in treno Ravenna-Milano per accompagnarmi al SIM (non esisteva ancora il top audio) ad ascoltare le 801 a confronto con il DM6. Il viaggio fu proficuo : le DM6 mi piacevano le 801 no! Dopo l'acquisto del DM6 (che solo molto in seguito ho sostituito con le ESL63) i cambi nell'impianto si sono succeduti proporzionalmente al crescere dell'età (e della indipendenza economica). Nel contempo avevo costruito un finalino da 10watt con uno schema preso da una rivista e senza alcuna pretesa. Con mia enorme sorpresa questo scatolotto suonava decisamente meglio del finale SAE 2400L che avevo all'epoca. Provando a costruirne un secondo esemplare il risultato non fu più lo stesso: qualche variabile aveva influito in maniera tale che lo stesso schema suonava in modo decisamente diverso. Finito gli studi (di elettronica) decisi di addentrarmi nel progetto ambizioso di un finale : alto slew rate, basso fattore di retroazione, classe A, forte capacità di erogazione in corrente. Nacque così la prima versione dei mono da 100 Watt ma rispetto al finalino da 10watt qui la sorpresa fu contraria : a fronte di misure strumentali ottime e pretese ben più ambiziose mi trovai di fronte ad un risultato all'ascolto pessimo! Dopo più di un anno di lavoro intenso la cosa non mi rese certo felice, ma mi fece capire una cosa fondamentale : la verità non stava in talune teorie vendute come sacre, c'era qualcosa di altro, forse di non ancora conosciuto ma che causava certamente un degrado enorme all'ascolto. Nacque allora la mia personale ricerca sui "perché" (vedi verità scomode ). Avevo deciso di utilizzare un metodo scientifico che fosse quindi replicabile: si osserva il dato di fatto, si crea un ipotesi di lavoro, si verifica in pratica e se si riscontra come giusta nasce una teoria che risulta valida finché non viene invalidata da una successiva ipotesi-verifica. Con questo metodo ho impiegato circa 4-5 anni di lavoro prima di capire dove si generasse e come intervenisse un particolare fenomeno che influenza l'ascolto in modo determinante . Non nascondo di aver avuto momenti di depressione quando dinanzi ad una enorme mole di lavoro non riuscivo a "togliere un ragno da un buco", tuttavia la mia proverbiale testa dura mi ha portato a superare i momenti difficili e alla fine sono riuscito ad elaborare una teoria di intervento sistematica per intervenire su tale problema. Tale teoria ha subito un ulteriore evoluzione nonché una conferma in seguito alla conoscenza di alcuni prodotti Grundig degli anni 74-86 sui quali (unico caso da me riscontrato finora) ho notato una tipologia di intervento atta a risolvere lo stesso problema ma ancora più avanzata di quella da me allora elaborata.  Purtroppo ho conosciuto Grundig solo verso la fine degli anni 80 e cioè quando avevo già svolto una cospicua mole di lavoro. L'intervento che subiscono gli apparecchi per risultare immuni da questo fenomeno è anticonvenzionale e riguarda solo in minima parte il circuito elettronico quanto invece l'interfacciamento tra questo e il telaio che deve essere fatto seguendo ben precise regole. Alcuni amici mi esortano ad intraprendere un attività commerciale per proporre questi prodotti al grande pubblico, ma personalmente non ne ho alcuna intenzione in quanto sono convinto che di fronte ad un panorama dell'hi-fi odierna alquanto confuso fatto di macchine "corazzate" che affidano il loro successo commerciale all'estetica appariscente, un amplificatore dall'estetica anonima rimarrebbe invenduto sugli scaffali dei negozi. Infine per citare una famosa frase di Giorgio Gaber: "meglio dire una verità ad una persona che mezza verità a tante persone" (motivo per cui scelse la via del teatro anziché quella censurata della televisione). Qui le mie personali realizzazioni.

 

Concludo con i miei "prodotti" meglio riusciti :-)                                                                               

Massimo Ambrosini

 

CHIARA...con papà (foto 2005)

ANDREA....con mamma (foto 2005)

 

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